La verità su Bridgerton: cos’è che funziona e cosa no nella serie Netflix che ha scalato la classifica.

Bridgerton è la nuova serie evento di Netflix, che eredita il primo posto delle serie tv più viste in Italia riservato fino a poco tempo fa a “La regina degli scacchi” (The Queen’s Gambit).
La serie tv è tratta dalla saga di romanzi “Il Duca ed io”, della scrittrice americana Julia Quinn.
Prodotta da Shondaland (casa di produzione televisiva creata da Shonda Rhines che vanta prodotti di successo come Grey’s Anatomy, Private Practice, How to Get Away with Murder, Scandal) in collaborazione con Netflix, scritta e ideata da Chris Van Dusen, il quale ha lavorato a molte delle serie tv prodotte da Shondaland, Bridgerton sta facendo tanto parlare di sé.

Trama in breve:
Londra, 1813.
La primogenita della illustre famiglia Bridgerton viene notata dalla regina, e diventa ben presto il diamante della stagione, consacrata anche da Lady Whistledown, una misteriosa scrittrice di cronaca rosa che comincia ad influenzare, tramite la sua gazzetta, l’alta società londinese.
Per sfuggire alle imposizioni ed ai matrimoni combinati, Daphne instaura un patto con l’ambito Duca di Hastings, il quale è deciso nell’intento di non prendere mai moglie; il patto prevede che i due fingano un reciproco interesse finché il pretendente giusto non si proporrà alla giovane donna. I due finiscono inevitabilmente per innamorarsi, ma il Duca ha giurato vendetta, e tale vendetta prevede l’impossibilità da parte sua di generare un erede.

Senza troppi giri di parole, lo diciamo subito: Bridgerton non è un prodotto di alto livello e cura estetica e, in questo senso, non raccoglie il testimone de “La regina degli scacchi”. Bridgerton è però una serie Netflix dall’altro potenziale, giacché parte da un presupposto che la consacra dal principio a non essere una serie di nicchia; di fatti, mesce l’altro successo dell’escamotage alla “Gossip Girl” con il retrogusto regency di stampo austeniano, propone una storia d’amore complicata alla base, tanti colori e intrighi, di modo da coinvolgere sia gli amanti del romance, che quelli del period e del teen drama. Insomma, si presenta come una miscellanea un po’ sbandata di elementi vari, in modo tale da toccare un po’ tutte le sponde.
Risultato?
Bridgerton risulta una serie abbastanza godibile; fa il suo dovere di serie tv leggera, romance con tinte austeniane. Ovviamente se qualcuno si aspettava coerenza storica, già dalla copertina doveva astenersi. Introducendo protagonisti neri è logico che la coerenza non sia l’indirizzo principale. C’è da dire che però è effettiva la realtà che tutte le persone di colore vengano escluse dalla maggior parte dei film e, pensandoci, se non si inizia ad invertire la rotta, non avremmo in futuro una storia cinematografica inclusiva in cui si potrà guardare a questo periodo come comprensivo di attori di colore.
Al massacro della verosimiglianza storica, Bridgerton oppone all’eleganza dei “misunderstanding” austeniani un’accozzaglia di intrighi narrativi degni della più brutta soap mai scritta (orrendo il sutterfugio che impedisce al Duca di generare un erede con Daphne soltanto per una ripicca con il padre che, non ci è chiaro il perché, l’ha odiato tanto quando era bambino). I primi episodi di Bridgerton promettono abbastanza bene, prima di sciogliersi in un intruglio di colpi di scena, scene di sesso gratuite con poca coerenza, storiline poco interessanti e personaggi poco simpatici. Quasi un carnevale felliniano, che però con Fellini non ha nulla a che fare.
Bridgerton quindi è un fallimento, da evitare come la peste (o il Covid, diciamo)?


Non esattamente.
Per quanto l’incoerenza storica possa far storcere il naso, divertente è il fatto che, invece di limitarsi alla superficie (e quindi inserendo soltanto attori di etnie diverse e tinte teen) si ci sia inoltrati più a fondo, sconvolgendo le norme del Period drama, pur rimanendo, nei fatti, nell’ambito del period drama. È coraggioso e comunque sicuro per l’intelligenza della messa in scena e della sceneggiatura che, sebbene risulti ridicola in alcuni punti, regge magnificamente le proprie basi su altri.
È interessante, perché ha comunque, traendo le somme, qualcosa di nuovo.
Per quanto sbagliata sia l’esecuzione, l’idea è giusta. Per usare un eufemismo: stai guidando male, ma la strada è giusta.
Passando alla recitazione, brevemente notiamo subito l’adeguatezza di Phoebe Dynevor nei panni di Daphne Bridgerton; sebbene l’attrice 25enne non abbia una grande e brillante carriera alle spalle, è giovane, di bell’aspetto e promette bene. Del Duca di Hastings (Regé-Jean Page), di contro, possiamo dire solo che è di bell’aspetto; carisma e talento sembrano ben lontani dal manifestarsi in lui al momento (come potrebbe dire Lady Whistledown).
Il resto del cast, al momento della prima stagione, non si fa notare particolarmente.
Perché si, già presumiamo che una seconda stagione di Bridgerton ci sarà. Secondo le prime indiscrezioni, le riprese dovrebbero iniziare a marzo 2021. Il protagonista del secondo libro della saga di romanzi sarà Anthony, il più ambito dei fratelli Bridgerton.
Nota di merito va alla magnifica esecuzione dei costumi di scena, progettato dalla costumista e designer Ellen Mijornick (The Greatest Showman, Maleficent: Mistress of Evil, Basic Instinct e Fatal Attraction). Interessante anche la colonna sonora.
Adorabili le cover curata da Kris Bowers, adattate ad un ritmo classico da musica da ballo; ecco la lista:
Thank u, next” di Ariana Grande
“Girls Like You ” dei Maroon 5
“In My Blood ” di Shawn Mendes
“bad guy” di Billie Eilish
“Strange (feat. Hillary Smith)” di Celeste
“Wildest Dreams” di Taylor Swift

In breve, Bridgerton si fa guardare, e questo per una serie Netflix è pressoché tutto.
Senza infamia e senza lode.
Bridgerton ci fa comunque ben sperare per “un futuro migliore” (ovviamente si parla del suo seguito).

Voto: 6-
(Che, come a scuola, è parente a 6)

Perché guardare The Witcher

Poster of “The Witcher” by Netflix

Il 20 dicembre 2019 è stato rilasciato da Netflix “The Witcher”, una serie tv di manifattura polacca che narra le avvenute dello strigo (ossia Witcher) Geralt di Rivia, indomito ed abilissimo guerriero che ha svolto un lungo e faticoso apprendistato che lo ha portato a diventare quello che è: un crudele e spietato mercenario che uccide mostri su commissione, dietro compenso. In realtà scopriremo che Geralt è tutt’altro che spietato. Il nostro Witcher segue un codice d’onore che lo porterà a proteggere tutte le creature reiette e maledette, riscattandole da destini infausti. Ma questo non è un riassunto della serie, dal momento che sono qui per invitarvi a guardare lo show “The Witcher”. Andiamo per ordine… Il pubblico, come si sospettava, è stato a dir poco vasto. Tra le critiche positive e negative degli appassionati, fedeli alla versione dell’omonimo videogioco (The Witcher, sviluppato dalla CD projekt RED) ed all’opera scritta dal polacco Andrzej Sapkowski., lo show ideato da Lauren Schmidt Hissrich è stato rinnovato per una seconda stagione che uscirà nel 2021. Ora, a dispetto di ogni pregiudizio comparativo tra serie ed opera prima del romanziere Andrzej Sapkowski,The Witcher può essere considerato un buon prodotto audiovisivo, ed ecco i motivi sottesi a quest’affermazione:

  • The Witcher è una serie fantasy, genere che vanta pochi precedenti nella “seriografia” di Netflix (considerando il fantasy nelle sue connotazione precipue)
Picture of the actor Henry Cavill
  • The Witcher vanta nel cast un attore di talento qual’è Henry Cavill (Superman ne L’uomo d’acciaio, in Batman v Superman: Dawn of Justice e in Justice League, Montecristo, Stardust, Immortals, Basta che funzioni di Woody Allen, I Tudors) il quale, da vero fan in primis della serie di giochi e romanzi, ha lavorato egregiamente sul personaggio di Geralt, modulando gestualità e inflessioni vocali.
  • Le tematiche affrontate nella serie “The Witcher” vanno ben oltre il puro e semplice fantasy, arricchendo il discorso sui fronti della socialità, il razzismo, la solitudine, il ruolo della donna, l’odio, l’onore e il riscatto.
  • La temporalità in “The Witcher” viene affrontata in maniera intelligente per cui, anziché costringere lo spettatore a districarsi in lunghi e complessi percorsi che costringerebbero ad analizzare i personaggi un per volta, rischiando poi di dimenticare alla fine le vicende di ciascuno, intreccia i fili temporali organizzando un discorso che tiene conto contemporaneamente di tutti i 3 personaggi principali (Geralt, Yennefer e Ciri) passando agevolmente dalle vicende di uno a quelle dell’altro. In tal modo l’attenzione non rischia di calare.
  • Il linguaggio è estremamente curato, fedele al videogioco ed ai romanzi. Inoltre lo slang di “The Witcher”, in consonanza all’attitudine dell’autore, risulta fortemente moderno.
Joey Batey as Jaskier
  • “Toss a Coin to your Witcher🎶” un ritornello che non abbandona facilmente l’orecchio dello spettatore, insieme ad una discreta colonna sonora.
  • Le locations di “The Witcher” non sono raccattate alla buona: il setting principale per i vari episodi, infatti, è stato predisposto in Uruguay, nell’America meridionale.

Ed ora, bando alle ciance. Analizziamo anche i “contro” di “The Witcher”.

  • Ebbene sì, gli effetti speciali non sono così Speciali, ed i costumi lasciano un po’ a desiderare. La pecca si può però ascrivere ad una questione di budget: data l’audience, si spera che la cosa venga risolta nella seconda stagione.
  • L’interruzione brusca; per chi non ha letto i libri, il finale della prima stagione di “The Witcher” può risultare un po’ “traumatico” (non spoilero il perché). Sebbene non sia pienamente d’accordo con questa scelta, per via soprattuto della distanza che intercorrerà tra la prima e la seconda stagione) mi rimetto alla decisone dei registi.
  • Alcuni dettagli che fanno storcere il naso: l’attrice Anna Shaffer (Triss Merigold) ha la pelle olivastra e i capelli scuri (il suo personaggio, invece, nei videogiochi ha la pelle chiara e i capelli rosso fuoco); Fringilla è interpretata da Mimi Ndiweni che è nera.

Responso: Vale la pena di vedere “The Witcher”?

Si. Voto: 7+

Henry Cavill as the witcher Gertalt of Rivia

Lasciate un commento e suggerite nuovi spunti. A breve entrerò nei dettagli dei personaggi, analizzando punti focali delle personalità di Geralt e Yennefer. Risponderò ad una domanda che mi è stata fatta: “Perché Yennefer è così ossessionata dal desiderio di maternità? Perché vuole cambiare un destino che ella stessa ha scelto?” La risposta è molto più complicata di quanto sembra, e c’è un perché che traspare in superficie ma non viene mai analizzato a fondo. Del resto in “The Witcher” nulla è semplice come può apparire. Non c’è un buono ed un cattivo, un giusto ed un sbagliato. Il male minore non esiste. Il male è male.